Sono tutte farfalle. E le farfalle fanno schifo. Si vestono di ali colorate per mettersi in mostra, campano un giorno soltanto come le mode, aspirano roba dal naso. Le farfalle fanno schifo. E sono tutte farfalle.
"Allora, vuoi parlarmi un po' di te?"
"Cosa vuole che dica?"
"Quello che preferisci, qualsiasi cosa."
"La mia vita è una figata."
"Bene. Cos'è che la rende così bella, secondo te?"
"In primo luogo, appartengo a una classe sociale privilegiata. Non è poco."
"Ti riferisci alle garanzie economiche?"
"No. Non solo. Intendo che siamo un gradino più su, dottore. Conosce il termine élite?"
"Credo di capire. Mi stai dicendo quindi che essere nato in quella che tu chiami 'classe privilegiata' ti ha reso una persona migliore?"
"Dottore, io fin da piccolo ho passato le vacanze in Sardegna, ai Caraibi, a Chamonix, capisce? Viaggiare ti rende già una persona migliore. Lei lo sa, immagino."
"Oh, sì sì. Viaggare, stupendo. Sono appena tornato dal Sudamerica."
"Dove? Rio?"
"No, Machu Picchu e la Cordigliera delle Ande."
"Ah..."
"Beh, torniamo a noi. Che cos'altro mi vuoi dire sulla tua quotidianità? Che cosa studi?"
"Management e marketing."
"Ti piace?"
"Che domande... Lo studio serve a far soldi una volta laureati. E mio padre sta già prendendo contatti qua e là. E poi è importante frequentare un'università prestigiosa, che goda di una certa fama..."
"Per il curriculum?"
"Ehm, ma sì... Ma anche per farsi una certa immagine, mi capisce? Un conto è dire che studio alla ***, un conto è dire che studio all'università pubblica di Catania..."
"D'accordo... Oltre allo studio, cosa mi dici? Amici, fidanzata?"
"Eh, certo! Amici tanti come se piovesse, d'altronde mi conoscono un po' dappertutto, sono uno abbastanza popolare, mi capisce? Sempre a ballare fino alla chiusura, mi vedono nel privé, con la camicia giusta... Cose così..."
"Quanto alla fidanzata?"
"Beh, sì, ho una ragazza. Stiamo assieme da un bel po', un annetto circa. Non mi lamento. Ogni tanto mi tocca accompagnarla a qualche mostra o evento culturale o quella roba lì, mi spiego? A lei piace..."
"Invece a te no, da quel che ho capito."
"Ha capito giusto. Voglio dire, a cosa servono questi eventi culturali? Ci sono quattro o cinque persone tristissime che si siedono in una libreria, verso sera, ad ascoltare uno sfigato che parla delle sue seghe mentali? Con un altro, magari, che suona la chitarra. Che amarezza. Non capisco dove sia il profitto, mi capisce?"
"Hai mai affrontato questo argomento con la tua fidanzata?"
"No. Sì. Una volta, quando doveva scegliere l'università. Le ho rotto finché ha deciso di mollare l'idea delle belle arti e iscriversi a farmacia. C'è voluto un po' di tempo ma alla fine ha capito..."
"Sul piano intimo, come giudichi la vostra relazione?"
"Ok. Funziona. Anche perché se così non fosse, cosa ci stare a fare, no? Mi spiego? Delle volte ci vediamo solo per quello, se non ho voglia di starla a sentire o di portarla a qualcuno di quegli eventi. Che ci vada coi suoi amici sfigati."
"Non approvi le frequentazioni della tua ragazza?"
"Solo alcune. Ha degli amici del tipo 'sono un intellettuale incasinato', che leggono libri di cinquant'anni fa e ascoltano de André e quegli altri comunisti lì, capisce? Quelli mi stanno proprio sui coglioni."
"Non mi risulta che de André fosse comunista."
"Ma sì, ma sì. Voglio dire, gente che si fa delle menate assurde, e chi sono, e qual è il senso della vita. Mi spiego?"
"Certo... Ma dimmi, a te invece non è mai capitato di fermarti a pensare se c'è un senso dietro le cose?"
"Ah, dottore, sappia che io non mi vado a imparanoiare così, eh. Comunque, il senso è semplice: stare in alto. Essere giusti e stare in alto.
Mi capisce?"
«La sconfitta è storica. Ma non posso dirtelo, posso solo piangerlo, e guardarti crescere, come cresce l'edera, come il rovo su pietre e macerie.» (Baustelle, A vita bassa)