«Sono nato il 16 marzo 1978, la mattina in cui le brigate rosse rapirono l’onorevole Aldo Moro. Penso a questo mentre il Tonio guida con il petto schiacciato contro il volante e i marciapiedi vanno a fuoco lentamente e sfrecciano veloci di fianco a noi. Penso a questo quando qualcosa sbatte contro il sedile posteriore e il Tonio mi dice “Prendila” e così mi giro e allungo il braccio e mi ritrovo tra le mani una bottiglia ghiacciata. Il Tonio mi guarda e mi dice “Bentornato” e non intende a casa, ma all’enoteca.»
Ho conosciuto Alberto al teatro anatomico della Biblioteca Ariostea, a Ferrara, in occasione di un incontro organizzato dall'Associazione Scrittori Ferraresi. Ho iniziato a leggere Brindisi, il suo primo romanzo, quella sera stessa e l'ho finito giusto qualche giorno fa. Mi è piaciuto. Che Alberto sia uno sceneggiatore, uno che mastica cinema insomma, lo si capisce dalla sua scrittura asciutta, cromatica, paratattica. Leggi il romanzo e t'immagini il film. (E chissà che un giorno...)
Il romanzo (Editrice La Mandragora, 2011) racconta le vicende Federico, voce narrante e alter ego dell'autore: alle prese con le problematiche esistenziali di un trentenne e con una tesi in storia ancora da completare, torna a lavorare alla celeberrima enoteca Al Brindisi (da cui il titolo), dove ritrova il suo scalcagnato manipolo di amici, eterni bambini con il vino nel biberon. Tra imprese goliardiche, bevute colossali e piccole grandi insicurezze, la trama si dipana sotto una pesante cappa di immobilità, fino a una conclusione surreale e fortemente visionaria.
L'incapacità dei personaggi di comunicare fra loro, espressa in maniera eccellente dai dialoghi impostati come "monologhi paralleli", è forse il tratto dominante del romanzo. Ma la cosa che più mi ha colpito è il sapiente intreccio dei tempi, che vanno a comporre una narrazione matura e poliedrica: a interrompere le vicende principali, ambientate nel presente, intervengono un passato privato, in cui il protagonista rievoca estratti della sua infanzia, e un passato storico, racchiuso nei frammenti della tesi che tratta gli anni di piombo e la strategia della tensione.
Degni di nota, infine, sono i ritratti di alcuni personaggi: dal padre di Federico, logorato prima da un'amara sconfitta politica e in seguito da una malattia spietata, alla madre, inguaribile fan di Gerry Scotti; dalla sorella più giovane, affetta da disturbi alimentari di cui nessuno sembra accorgersi, al fratello emigrato negli Stati Uniti, che un misterioso evento passato ha allontanato irrimediabilmente dal protagonista; dal professore universitario, barricato nel suo studio fumoso e nella sua inguaribile superficialità, alla Signora, l'immortale proprietaria del Brindisi; da Alice, la ragazza con cui Federico vive una storia d'amore terminale, all'amico Meme, che pare abbia ucciso un attaccabrighe dopo una zuffa all'enoteca.
Sì, Brindisi è stata una piacevole sorpresa, e questo post vuole essere un invito a procurarselo e leggerlo. Intanto, penso che riprenderò il romanzo daccapo e mi dedicherò ad assaggiare tutti gli innumerevoli vini citati.Di seguito, il link del sito di Alberto, in cui è possibile contattare l'autore, ammirare i suoi bei disegni e acquistare il romanzo: http://www.albertobasso.com/

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